Questa settimana Jazz Meeting dedica ancora una volta spazio alle voci del jazz con Danila Satragno, artista che nasce come pianista e che si è poi affermata in ambito jazzistico come cantante. Il suo primo L.P. "Nomos", la vede autrice e compositrice. Incide poi un live con il pianista americano Mal Waldron che la fa annoverare tra i primi dieci nuovi talenti nazionali del Referendum "Top Jazz '95" indetto dal mensile Musica Jazz. Il suo nuovo disco "Un Lupo in darsena" è anche un omaggio alla musica d'autore italiana. Per la cantante Ligure un "incontro ravvicinato", con i vari De Andrè, Tenco e Pino Daniele.
Tra l'altro Danila ha anche collaborato come corista con De Andrè e proprio dall'incontro con questo artista inizia la nostra intervista?
Sì l'incontro con Fabrizio è stato un fulmine a ciel sereno, arrivato in un momento in cui io cantavo e suonavo jazz è stato un periodo meraviglioso che si è trasformato in amicizia, soprattutto con Fabrizio. Sono entrata in contatto con una musica straordinaria che io non avevo avvicinato prima, dal momento che prima quando facevo jazz mi esprimevo in inglese. Poter cantare con i suoni e i colori della mia lingua è stata una scoperta straordinaria, suggerita da Fabrizio.
Il tuo rapporto con la lingua genovese?
Io sono di Savona che è vicinissima a Genova, città che ho sempre frequentato e amato. Quello del mare per me è un bisogno primario quindi Genova rappresenta una culla dove sono nate tante cose: l'incontro con Fabrizio pur fortuito era come scritto nel destino. E' stato ancora meglio che cantare in italiano, perché Fabrizio mi ha esortato a cantare in genovese che è la mia lingua e conoscendola bene ho potuto giocare con il genovese come facevo con l'inglese. Jamina è una canzone a sfondo erotico che musicalmente mi rappresenta tantissimo, sta diventando il brano che traina il disco: quello che piace di più al pubblico, ma anche a me quando ho l'occasione di cantarlo. Un pezzo basato solo su ritmo e vocalità, cioè i miei vecchi amori.
Sei riuscita a combinare nel tuo nuovo album i contenuti del jazz con quelli della musica d'autore italiana.
Sì è stata una contaminazione che almeno all'inizio non è stato semplice, dal momento che io ho sempre distinto la mia attività di jazzista da quella con la musica d'autore. La svolta è arrivata quando sono riuscita a non immaginare più due generi diversi, ma ho unito due situazioni apparentemente lontane, con un unico linguaggio. Così facendo ho visto che tutte le pedine tornavano al loro posto: mille suoni e modi di cantare e suonare, che hanno preso vita grazie all'aiuto di Dado Moroni, musicista fondamentale per questo disco e l'usare un unico linguaggio e un'unica idea mi ha aiutato tantissimo.
Ci sono anche due canzoni di Luigi Tenco in Un Lupo in Darsena: Il Mio Regno e la famosissima Mi Sono Innamorato di Te.
Il mio regno è stato scelto per un affetto per un vecchio libro che mio padre aveva quando suonava jazz nei club. Poterlo eseguire è stato il modo per ricordare mio padre, parlando con Enrico de Angelis patron del club Tenco ho scoperto anche che si tratta di un brano scritto nel 1961 e mai più re inciso. Quidi è stato un grande onore per me riprenderlo. Il club Tenco è stato bellissimo, nel '97 avevo cantato prima con Fabrizio e pochi minuti dopo come solista. Il Tenco resta una delle vetrine che lascia spazio a nuovi suoni e nuove idee.
Cosa farai prossimamente...
L'impegno principale è ovviamente la promozione di Un Lupo In Darsena,ma sto portando avanti anche altri progetti che non essendo ancora
ufficiali non si possono dire con certezza. Vorrei cantare accompagnandomi con il piano, dal momento che io da giovanissima suonavo questo strumento e nasco come pianista classica. Sarà un'occasione per unire le due esperienze.